Crichton aveva ragione: lo stato di paura è ormai una realtà
Dal green alla pandemia, dal fascismo all’immigrazione: l’allarmismo è sfruttato (e talvolta creato) come strumento di controllo sociale, come nell’omonimo capolavoro dello scrittore americano

Michael Crichton (1942-2008). © Jon Chase photo - Harvard News Office / Wikimedia Commons
Com’è tipico dei Grandi con la “g” maiuscola, capitava spesso che il compianto Michael Crichton, coi suoi romanzi, precorresse i tempi. Accadde anche col suo ultimo capolavoro, Stato di paura, incentrato sul tema dell’ecoterrorismo. Preso però come paradigmatico di un meccanismo che oggi, abbattuti gli angusti recinti della fantascienza, sembra essere tristemente divenuto una realtà concreta.

Sullo “stato di paura” aveva ragione Crichton
In principio, dunque, fu l’affermazionismo green, che d’altronde già il grande fisico e matematico anglo-americano Freeman Dyson riteneva avesse «sostituito il socialismo come la principale religione laica». In effetti, tutto ebbe inizio col crollo dell’Unione Sovietica e, quindi, del cosiddetto “equilibrio del terrore” che aveva imperato per oltre quarant’anni.

L’allarmismo però si era dimostrato un efficace strumento di controllo sociale, e la fine della guerra fredda poteva consentire di dilatarne gli ambiti – anche artificialmente. Vedasi la gestione della pandemia da Covid-19 da parte del secondo Governo di Giuseppe Conte e dell’esecutivo di Mario Draghi. O anche, come strategia politica bipartisan, l’ossessione sinistra per un fantomatico fascismo di ritorno, e la retorica destrorsa sull’immigrazione considerata praticamente l’origine di tutti i mali.

Nessuno però ha appreso la lezione di Crichton meglio della Ue, e in particolare di Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea. Che lo ha provato tra l’altro nel recente, stucchevole dibattito intorno al ReArm Europe, ma anche coniando il termine “permacrisi”, ovvero crisi permanente.

Se ne è avuto il sentore anche a “Una piazza per l’Europa”, la manifestazione organizzata a Roma il 15 marzo dal giornalista de La Repubblica Michele Serra. Il quale, all’indomani della kermesse, ha candidamente dichiarato che «un po’ di paura secondo me è un ingrediente necessario in questo momento».
Non serve aggiungere altro, se non che lo scrittore americano aveva ragione. Lo “stato di paura”, purtroppo, è già tra noi.








