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Jazz Idea 2025: Roma al centro di un festival che racconta il presente con la voce del jazz

Il festival si intitola Jazz Idea, ma la parola “idea” non è usata come etichetta. È un invito a pensare il jazz non come repertorio da museo

Fabio Zeppetella

Fabio Zeppetella

C’è qualcosa di intimo e al tempo stesso profondamente urbano nel modo in cui il jazz attraversa Roma. Un suono che vibra tra le pareti antiche e i tramonti infiniti della capitale, e che si prepara a tornare protagonista con la quarta edizione di Jazz Idea, il festival ospitato dal Conservatorio di Santa Cecilia, dal 6 aprile al 18 maggio 2025.

Jazz Idea 2025: un’edizione che dialoga con la storia della capitale

Dodici concerti gratuiti, pensati per restituire alla città una riflessione musicale che parte dal suo cuore storico ma guarda al futuro, con una formula che continua a unire sapientemente tradizione e innovazione.

Il valore del luogo e dell’acustica

La Sala Accademica del Conservatorio di via dei Greci è molto più di una cornice. È uno spazio fisico e simbolico in cui il suono prende corpo, grazie anche alla presenza dello storico organo Walcker-Tamburini, che continua a rappresentare un punto di riferimento acustico per musicisti e ascoltatori. Carla Marcotulli, direttrice artistica e docente di Canto Jazz, ha costruito anche quest’anno un programma che si nutre del genius loci: Roma non solo come ispirazione, ma come interlocutrice viva.

Il festival si intitola Jazz Idea, ma la parola “idea” qui non è usata come etichetta. È un invito. A pensare il jazz non come repertorio da museo, ma come linguaggio capace di metabolizzare eredità e stimoli, anche apparentemente lontani, trasformandoli in materia sonora nuova.

Programmazione e direzioni artistiche multiple

L’inaugurazione del 6 aprile affida la scena a Lucia Filaci e Vittorio Cuculo con il quintetto “Our Mood”, un progetto che alterna lirismo e groove, seguito da un trio che porta con sé una firma inconfondibile: Roberto Gatto con il suo imperfecTrio, insieme a Marcello Allulli e Pierpaolo Ranieri. La serata si presenta fin da subito come manifesto: apertura ai giovani, ma nessuna concessione alla superficialità. Ogni set è costruito per restituire profondità artistica e una narrazione musicale coerente.

Il 13 aprile arriva Francesco Venerucci con l’album Indian Summer, che miscela jazz contemporaneo e scrittura orchestrale, seguito da una formazione più intima ma non meno densa di significato: GeGé Telesforo in duo con il chitarrista Christian Mascetta. È un incontro tra vocalità ritmica e armonia riflessiva, pensato per una sala che restituisce ogni sfumatura.

Omaggi, contaminazioni e ritorni d’autore

Tra i momenti più attesi c’è Cinecittà. Omaggio a Nino Rota, progetto di Mario Corvini in programma il 27 aprile, un dialogo tra cinema e jazz che rinnova il legame antico tra la musica improvvisata e la settima arte. A seguire, Ettore Fioravanti con Navigare e il prestigioso ospite Markus Stockhausen, porta invece la riflessione su un piano europeo, tra jazz e musica contemporanea.

Il 4 maggio sarà la volta di un progetto multidisciplinare: Paola Aurnia presenta Pietra Viva, che intreccia musica, danza e poesia con i testi di José Carlos Morgana e le coreografie di tre danzatori – tra cui spicca Annarita Pasculli. La seconda parte della serata vedrà salire sul palco due figure di rilievo: Rita Marcotulli e Fabio Zeppetella, il cui dialogo musicale è tra i più raffinati in circolazione.

L’11 maggio si torna all’intreccio tra jazz e letteratura con il duo Davide Di Pasquale / Alessandro Del Signore che rilegge Lezioni Americane di Italo Calvino attraverso l’album Molteplicità. In quella stessa serata, un ritorno che molti aspettavano: Antonello Salis e Sandro Satta, duo attivo dagli anni ’70, portano in scena quella miscela irripetibile di jazz, musica etnica, blues e improvvisazione radicale che li ha resi cult nella scena europea.

Tra Respighi e Mingus, la chiusura come rito collettivo

Il 18 maggio si chiude con un doppio omaggio dal forte valore culturale. Il primo, Respighiana, è un atto d’amore verso Ottorino Respighi, figura centrale per la Roma musicale del Novecento. Pietro Leveratto, insieme ai suoi studenti, ne rielabora alcune composizioni chiave – tra cui le celebri Fontane di Roma – immaginando un incontro ideale tra il compositore e il jazz moderno, proprio tra le mura del Conservatorio dove Respighi fu docente e direttore.

Il secondo set è affidato a Giancarlo Maurino e Franco Piana, che in Todo Modo Legacy fanno rivivere un capitolo quasi segreto della musica per cinema: le sessioni mai utilizzate di Charles Mingus per il film di Elio Petri, ispirato al romanzo di Sciascia. Un omaggio alla potenza visionaria del jazz e alla sua capacità di rimanere libero, anche quando rimane nell’ombra.

Ogni appuntamento di Jazz Idea 2025 è gratuito, ma nulla è lasciato al caso. Non si tratta di una rassegna didattica né di un esercizio di stile. È un festival che vive della sua comunità, fatta di studenti, artisti, ascoltatori curiosi, professionisti e appassionati. Un luogo in cui il jazz smette di essere “genere” e torna ad essere quello che è sempre stato: un modo per leggere il mondo, una voce che cambia forma, ma che non smette mai di dire qualcosa di necessario.