Mark Samson: ombre familiari e segreti nel delitto di Ilaria Sula
Nella notte tra il 25 e il 26 marzo, un fatto terribile è accaduto nella stanza di Mark, eppure nessuno avrebbe sentito nulla

Ilaria Sula
Nelle pieghe di una tragedia che scuote le coscienze, la vicenda dell’omicidio di Ilaria Sula si sta rivelando più complessa di quanto inizialmente ipotizzato.
La famiglia dell’omicida di Ilaria Sula
Non è solo la confessione di Mark Samson, il 23enne laureando in Architettura, ad attirare l’attenzione degli inquirenti: è il contesto familiare, quel microcosmo domestico che oggi appare come un palcoscenico silenzioso e inquietante, ad alimentare dubbi e sospetti.
Nors Mazlapan, la madre di Mark, casalinga con problemi di salute, non ha mai nascosto di non gradire la presenza di Ilaria in casa. Ma il suo rifiuto, espresso in modo netto e reiterato, sembra ora rivelare molto più di una semplice preoccupazione genitoriale. “Temevo che lo distraesse dallo studio”, ha detto agli investigatori. Una frase che, letta oggi, suona come una fragile cortina dietro cui potrebbe nascondersi un sentimento più viscerale, una forma di gelosia o, peggio, di ostilità latente.
I genitori di Mark: un racconto pieno di vuoti e silenzi
Nella notte tra il 25 e il 26 marzo, un fatto terribile è accaduto nella stanza di Mark. Qualcosa di irreversibile. Eppure, nel piccolo appartamento al piano rialzato di via Homs, nessuno avrebbe sentito nulla. Nessun grido, nessuna richiesta d’aiuto. Nors e suo marito Rik affermano di essere rimasti in casa, di sapere che Ilaria era presente, ma di non aver percepito nulla di anomalo. Un silenzio assordante, lo stesso che ha avvolto l’appartamento nelle ore successive, mentre il corpo della giovane veniva nascosto in un sacco e infilato in un trolley.
Le incongruenze nei racconti dei genitori di Mark stanno diventando sempre più difficili da ignorare. In particolare, la posizione del padre, collaboratore domestico presso una famiglia della Roma bene, appare ambigua: prima afferma di essere uscito quella sera, poi di essere rientrato solo il giorno successivo. Una contraddizione che, unita alla scarsa collaborazione, rischia di rendere i Samson da semplici testimoni a potenziali indagati per concorso in omicidio e occultamento di cadavere.
Il sospetto che Mark non fosse solo
A colpire non è solo la violenza dell’atto, ma anche la logistica successiva. Avvolgere un corpo, sollevarlo, caricarlo su un’auto in strada e trasportarlo per 40 chilometri fino a Capranica Prenestina: è davvero plausibile che Mark abbia fatto tutto da solo, senza che nessuno in famiglia se ne accorgesse? Gli inquirenti ne dubitano. E mentre il giovane continua a fornire versioni frammentarie e spesso contraddittorie, la figura della madre si staglia sempre più nitidamente in controluce: non tanto come semplice madre ignara, ma come presenza consapevole, forse addirittura complice.
Il dettaglio del fiore – un solo garofano rosa lasciato dove Ilaria è stata uccisa – è un simbolo muto, una ferita nella coscienza collettiva. Racconta una memoria che ancora fatica a trovare spazio. Nessun altarino, nessun gesto pubblico di cordoglio da parte dei vicini. Solo silenzi, sguardi bassi, e uno zio, Emilio, che fugge in scooter alla vista delle telecamere.
La religione, il controllo e la fragile armonia familiare
Al centro del vortice si inserisce un altro elemento: la religiosità della madre di Mark. Secondo alcune fonti investigative, Nors avrebbe manifestato per mesi una forte insofferenza nei confronti della relazione del figlio. Non solo per motivi culturali o morali, ma per una visione del mondo rigida, in cui ogni elemento esterno rappresenta una minaccia all’ordine familiare. Ilaria, studentessa italiana, libera, autonoma, ne era forse la proiezione più destabilizzante.
Non è solo la cronaca a voler risposte, ma anche la comunità filippina del quartiere Africano, ora divisa tra chi cerca di proteggere i propri e chi inizia a porsi domande scomode. Le indagini si concentrano sul DNA, sui tabulati telefonici, sulle tracce di sangue rimaste nella stanza: lì dove Ilaria è stata colpita al collo, probabilmente alle spalle, forse nel sonno. Una violenza precisa, priva di rumore. Troppo pulita per essere improvvisata.
Un’indagine che guarda dentro le mura, più che fuori
Questa storia, per quanto tragica, non parla solo di un omicidio. Parla di potere, di controllo, di quei legami familiari che a volte soffocano invece di proteggere. Parla della difficoltà, ancora attuale, di alcune famiglie migranti nel conciliare il desiderio di integrazione con il mantenimento di regole culturali rigide, spesso introiettate e mai discusse.
Nel groviglio di dichiarazioni, omissioni e contraddizioni, rimane un’assenza che pesa su tutto: quella di Ilaria. La studentessa di Terni che aveva solo scelto di amare la persona sbagliata.