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Maxi blitz contro criminalità e spaccio al Quarticciolo: il metodo Caivano arriva a Roma

Il blitz ha colpito un sistema criminale ben radicato, che ha trasformato il Quarticciolo in una zona franca per il narcotraffico a Roma

Polizia e Carabinieri

Polizia e Carabinieri

Roma. Alle prime luci dell’alba di ieri, martedì 25 febbraio, il Quarticciolo si è risvegliato blindato. Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza e Polizia Locale, con il supporto di personale dell’Ater e della Sala Operativa Sociale, hanno messo in atto un imponente blitz anti-criminalità per restituire il controllo del territorio allo Stato.

L’operazione, coordinata dalla Prefettura, è stata organizzata in risposta a una serie di aggressioni e atti intimidatori che, nelle ultime settimane, hanno visto protagoniste le bande di spacciatori nordafricani attive nella zona. Il quartiere, da tempo noto per essere una delle principali piazze di spaccio della Capitale, è diventato teatro di episodi sempre più violenti nei confronti delle forze dell’ordine, tanto che gli agenti impegnati nei controlli sono stati più volte accerchiati e minacciati, in alcuni casi costretti a estrarre l’arma d’ordinanza per difendersi.

L’operazione ha coinvolto circa 400 uomini tra cui 200 agenti della Polizia Locale, impegnati in perquisizioni a tappeto nei caseggiati popolari tra viale Palmiro Togliatti, via Prenestina e via Molfetta. Gli interventi hanno portato all’arresto di 25 persone per reati legati allo spaccio e alla criminalità predatoria, al fermo per identificazione di oltre 50 soggetti e al trasferimento di 19 individui nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio di Roma, Bari e Caltanissetta, considerati pericolosi per la sicurezza pubblica. Sono stati inoltre sgomberati due appartamenti occupati abusivamente, utilizzati come basi logistiche dagli spacciatori.

Il narcotraffico e il dominio criminale nel Quarticciolo

Il blitz ha colpito un sistema criminale ben radicato, che ha trasformato il quartiere in una zona franca per il narcotraffico. La rete di spaccio si muove con metodi consolidati: vedette posizionate agli angoli delle strade, appartamenti utilizzati come magazzini per la droga, un controllo capillare del territorio che rende difficile l’intervento delle forze dell’ordine. Le indagini hanno rivelato che le sostanze stupefacenti distribuite nel Quarticciolo provengono da canali controllati dalle mafie italiane e dal traffico internazionale nordafricano, garantendo un flusso continuo di cocaina, hashish ed eroina verso la Capitale.

Negli ultimi mesi, la situazione è degenerata. Gli spacciatori, consapevoli del controllo sempre più serrato delle forze dell’ordine, hanno alzato il livello dello scontro, arrivando a fronteggiare direttamente gli agenti con aggressioni e atti intimidatori. Durante una delle ultime operazioni, i poliziotti si sono trovati accerchiati da gruppi di giovani criminali, costringendo uno degli agenti a estrarre l’arma d’ordinanza per ripristinare l’ordine.

Le autorità ritengono che la presenza delle bande nel Quarticciolo sia solo una parte di un problema più grande, che riguarda l’intero quadrante est della Capitale. Le stesse dinamiche si stanno registrando in San Basilio, Tor Bella Monaca e Trullo, altre aree dove il narcotraffico prospera su un tessuto sociale fragile e privo di alternative.

Il “metodo Caivano” arriva a Roma

L’operazione del 25 febbraio si inserisce in una strategia più ampia di contrasto alla criminalità nelle periferie urbane, basata su un modello già sperimentato in altre zone d’Italia. Dalla fine del 2024, il Quarticciolo è stato inserito tra le aree a rischio individuate dal decreto legge del Consiglio dei Ministri, insieme a Rozzano (Milano) e Scampia (Napoli). Questo ha permesso di applicare il cosiddetto “metodo Caivano”, che prevede una presenza costante delle forze dell’ordine, azioni mirate contro i gruppi criminali e interventi strutturali per il recupero delle zone degradate.

L’obiettivo è quello di stroncare il sistema delle piazze di spaccio, spezzando il legame tra criminalità organizzata e periferie. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha sottolineato come queste operazioni siano un segnale concreto della volontà dello Stato di riappropriarsi del controllo di aree da troppo tempo lasciate in balia del crimine, garantendo ai cittadini un ambiente più sicuro e vivibile.

Secondo gli investigatori, l’azione repressiva dovrà essere accompagnata da misure di lungo termine, perché la sola presenza delle forze dell’ordine non è sufficiente a spezzare un sistema economico illegale che coinvolge centinaia di persone, spesso giovanissime.

Garantire sicurezza senza abbassare la guardia

L’intervento delle forze dell’ordine ha restituito per qualche ora il Quarticciolo alla legalità, ma il rischio è che, una volta terminato il blitz, la rete di spaccio si riorganizzi. Gli arresti e gli sgomberi colpiscono i singoli anelli della catena, ma non intaccano il sistema nel suo complesso.

Gli agenti impegnati nel blitz sono consapevoli che la vera battaglia non si vince in un solo giorno, ma attraverso una presenza costante sul territorio, il rafforzamento delle operazioni di polizia e il recupero sociale del quartiere. La criminalità organizzata ha prosperato nel Quarticciolo grazie all’assenza di alternative economiche e sociali per i giovani, che spesso trovano nel traffico di droga l’unica via per sopravvivere.

Per questo, oltre alla repressione, sarà necessario investire in progetti di rigenerazione urbana, servizi sociali e opportunità lavorative. Solo così si potrà evitare che, dopo il blitz, tutto torni esattamente come prima.