Respect Rome: il rispetto dei luoghi significa non trattare Roma come un souvenir
“Respect Rome” nasce da una serie di piccoli gesti di trascuratezza, inciviltà e superficialità, ripetuti ogni giorno nella Capitale

Campagna Respect Rome
C’è un’immagine che forse riassume più di tante parole lo spirito della nuova campagna lanciata da Roma Capitale. È quella, familiare e disturbante, di una persona seduta sui gradini di un monumento con una birra in mano e una pizza nel cartone sull’altra. Alle sue spalle, un capolavoro architettonico secolare. Davanti, il vuoto di uno sguardo che non vede.
Roma, quando la bellezza ha bisogno di difendersi
“Respect Rome” nasce da qui, non da un episodio singolo ma da un accumulo: piccoli gesti di trascuratezza, inciviltà e superficialità, ripetuti ogni giorno. Non sono crimini nel senso tradizionale, ma qualcosa che si avvicina molto all’indifferenza culturale. Quel tipo di noncuranza che lentamente, ma visibilmente, sfigura.
Roma è una città fragile nella sua maestà. Non perché sia cadente – anche se certi quartieri lo sono – ma perché ogni centimetro della sua superficie è carico di significato. Ogni gradino, ogni muro antico, ogni fontana. Eppure, l’abitudine ha reso tutto questo sfondo, mentre le cattive abitudini hanno iniziato a prendere spazio.
Un messaggio che parte dall’ovvio, ma arriva al profondo
Il claim della campagna è chiaro, persino disarmante nella sua semplicità: “Chi ama Roma non la ferisce”. È una frase che parla direttamente a chi la città la abita e a chi la attraversa solo per un weekend. Non fa distinzioni tra residenti e turisti. La responsabilità è condivisa, perché il patrimonio che Roma custodisce non è solo dei romani: è, a tutti gli effetti, un bene collettivo universale.
I tre soggetti scelti per la comunicazione sono volutamente quotidiani: una persona che bivacca su un marciapiede storico, un gruppo che consuma cibo su una scalinata rinascimentale, una scena di degrado ai piedi di un monumento archeologico. Non servono effetti speciali per colpire. Basta mostrare il reale.
E colpisce anche il fatto che la campagna non si limiti all’italiano, ma sia tradotta in inglese e spagnolo, le due lingue principali dei flussi turistici che attraversano Roma ogni giorno. Perché non è solo un messaggio, ma un invito alla coesistenza civile tra culture, al rispetto reciproco che parte proprio dal rispetto dello spazio condiviso.
Decoro e consapevolezza: cosa c’è oltre il divieto
Chi guarda superficialmente a “Respect Rome” potrebbe pensare all’ennesima iniziativa sul decoro urbano. Ma sarebbe un errore leggerla solo come una campagna contro il degrado visivo. In gioco non c’è soltanto l’estetica, ma il modo in cui una società riconosce il valore della propria storia. E soprattutto, il modo in cui educa – o non educa – al rispetto.
Le città non sono musei. E Roma, più di altre, è un organismo vivo, attraversato ogni giorno da milioni di piedi e milioni di storie. Ma la vita urbana non può essere una giustificazione per l’abuso. Perché il confine tra uso e consumo – e poi tra consumo e danno – è sottile. E quando si supera, spesso è troppo tardi per riparare.
Una bottiglia lasciata sul marmo di un monumento non è solo sporcizia. È un atto di dimenticanza. È come voltarsi dall’altra parte mentre si danneggia qualcosa che dovrebbe appartenere anche a te.
L’educazione alla bellezza inizia dallo spazio
“Respect Rome” non è solo un invito a non danneggiare, ma anche un tentativo di riscrivere il rapporto tra persone e spazio urbano. L’idea è che la tutela non sia più affidata solo alla repressione o ai divieti, ma alla costruzione di consapevolezza. Non si tratta di proibire, ma di comprendere. Non solo di multare, ma di formare.
In fondo, amare una città significa scegliere ogni giorno come muoversi dentro di lei. Significa riconoscerne i limiti, accettarne la fragilità, prendersene cura anche quando non conviene. Anche quando è scomodo. Anche quando è “solo per un giorno”.
E forse è proprio da queste campagne – visive e quasi pedagogiche – che può partire una nuova forma di cittadinanza: quella che si misura non solo nel rispetto della legge, ma nel rispetto dei luoghi.