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Trapianto di capelli: le caratteristiche più diffuse a livello mondiale

L’autotrapianto prevede che vengano impiantati degli elementi biologici prelevati dall’organismo del medesimo paziente, ma di che tipo di elementi si tratta?

Trapianto capelli

Oggi il trapianto di capelli rappresenta una soluzione contro la calvizie estremamente diffusa, al punto da poter ormai essere considerata un intervento di chirurgia estetica di routine.

In tal senso, la vera “rivoluzione” è stata senz’altro il perfezionamento delle tecniche di autotrapianto e l’importanza di questo cambiamento è stata cruciale.

Oggi dunque le possibilità di fronteggiare con successo la calvizie, sia essa più o meno accentuata, sono davvero altissime, a condizione, ovviamente, che ci si affidi a dei professionisti esperti.

Non vi è dubbio alcuno sul fatto che l’autotrapianto sia oggi protagonista assoluto delle soluzioni contro la calvizie, ma non tutte le procedure sono uguali, anzi possono differire in maniera significativa dal punto di vista tecnico.

Quali sono, quindi, le caratteristiche più comuni di questi interventi di chirurgia estetica? È possibile soddisfare questa curiosità facendo riferimento ad un autorevole studio statistico compiuto nel 2022 da ISHRS, International Society of Hair Restoration Surgery, organizzazione di fama mondiale dedicata proprio alla chirurgia tricologica.

Qual è la tecnica di autotrapianto a cui si ricorre più spesso?

Il tipo di tecnica utilizzata per eseguire un autotrapianto rappresenta senz’altro l’informazione più richiesta.

Come si può notare dando un’occhiata al sito Internet ufficiale di un centro tricologico molto noto quale tricomeditgroup.it si possono distinguere due diverse metodologie: FUE e FUT.

Nella risorsa linkata, è utile sottolinearlo, si parla anche di tecniche DHI e Micro FUE, ma, come specificato, esse rappresentano di fatto una variante della metodologia FUE, di conseguenza sono assolutamente collocabili in tale categoria.

In breve, la tecnica FUE (acronimo di Follicular Unit Extraction) prevede che i follicoli siano estratti singolarmente dalle zone donatrici per essere poi impiantati nell’area da infoltire, mentre nella tecnica FUT (acronimo di Follicular Unit Transplantation) si preleva una striscia di cuoio capelluto, la cosiddetta “strip”, contenente più follicoli, che vengono in seguito collocati tramite apposite procedure chirurgiche nelle zone d’interesse.

Ebbene, secondo lo studio di ISHRS, la tecnica più adoperata al mondo è la FUE: essa prevale sia tra i pazienti di sesso maschile, corrispondendo al 75,4% del totale dei trapianti eseguiti, che tra le pazienti, se pur con una percentuale più bassa, ovvero il 57% del totale.

A che tipo di elementi biologici si ricorre?

Come detto, l’autotrapianto prevede che vengano impiantati degli elementi biologici prelevati dall’organismo del medesimo paziente, ma di che tipo di elementi si tratta?

Nella grande maggioranza dei casi, ad infoltire le aree diradate sono capelli, prelevati ovviamente dalle aree non soggette a caduta, che corrispondono di norma alla zona occipitale e ai lati della testa: secondo lo studio di ISHRS, si ricorre ai capelli ben nel 93,2% dei casi.

Le alternative, tuttavia, non mancano: nel 5% dei casi, infatti, si ricorre ai peli della barba, mentre nell’1,2% a quelli del petto.

Quante volte ci si sottopone ad un trapianto di capelli?

Chi crede che il trapianto di capelli sia una procedura che si effettua solo una volta nella vita è destinato a ricredersi, nel consultare i dati emersi da questo studio.

Il 68,2% dei trapianti effettuati a livello mondiale rappresenta il primo intervento a cui il paziente si sottopone, ma non sono affatto trascurabili le percentuali relative a interventi supplementari: nel 28,6%, infatti, la procedura è la seconda, mentre nel 3,3% si tratta della terza o di una cifra ancor più alta. Ciò può dipendere da più fattori: età del paziente, che potrebbe perdere altri capelli indigeni, situazioni di forte stress e/o assunzione di determinati farmaci, che potrebbero causare caduta abbondante non preventivata. Unico dato certo è che i capelli trapiantati nella metodica giusta, da mano esperta e con tutte le accortezze di igiene e sterilità saranno destinati a restare, per la gioia del paziente.

A che tipo di caduta di capelli si rimedia con l’autotrapianto?

Nella grande maggioranza dei casi, esattamente nell’81,1%, chi si sottopone ad un trapianto di capelli lo fa per porre rimedio ad una caduta dovuta a fattori genetici.

A seguire, ma con percentuali notevolmente inferiori, vi sono i trapianti eseguiti per fronteggiare cadute di capelli dovute a trattamenti farmacologici o ormonali (6,3%) o per porre rimedio a precedenti interventi chirurgici effettuati da un diverso professionista (5,4%).

Quest’ultimo aspetto, unitamente a quanto detto nel paragrafo precedente, deve senz’altro far riflettere: purtroppo c’è chi cerca di soddisfare quest’esigenza affidandosi a professionisti poco esperti o, ancor peggio, privi dei dovuti titoli, soprattutto in un’epoca come quella odierna in cui non è complicato prendere un aereo per cogliere un’offerta “low cost”, ma in questo modo l’eventualità di non essere soddisfatti del risultato finale non può certo essere esclusa.

Rivolgersi solo ed esclusivamente a centri tricologici affidabili, in cui operano medici chirurghi di esperienza, è indispensabile per garantirsi un risultato realmente apprezzabile, oltre che per evitare rischi per la propria salute.